musica

MYSS KETA ALLA GUIDA DELLE RAGAZZE DI PORTA VENEZIA

la rapper eclettica ci insegna come andare oltre le apparenze, oltre le maschere

Nome d’arte: Myss Keta. Un nome curioso, strano, anticonformista e sicuramente non convenzionale. Un nome adatto al personaggio che l’ha scelto perché capace di rappresentarlo. A primo impatto sicuramente un nome che contiene un rimando ad una droga non può che suscitare pensieri negativi. Chi sceglierebbe di chiamarsi come una droga? Sicuramente nessuno di particolarmente intelligente, starete pensando. Sarò sincera, l’ho pensato anche io. Ma come in tutte le cose è bene non fermarsi all’apparenza, perché scavare nelle cose e cercare di capirle è sicuramente più interessante e costruttivo. Così ho deciso di farlo anche con questo personaggio, e spero lo facciate anche voi continuando a leggere. 

Myss Keta inizia ad essere conosciuta nel 2013 quando pubblica il suo primo brano: “Milano, Sushi e coca”. Il singolo viene visualizzato in poco tempo migliaia di volte e divide il pubblico. Infatti, seppur riceva da subito diversi apprezzamenti, la maggior parte del pubblico non ne comprende il messaggio e lo critica aspramente. 

Dopo un anno Myss Keta pubblica il secondo singolo: “Illusione distratta”. Come nel primo videoclip, anche in questo la cantante sceglie di non mostrare il volto. Questa scelta si consolida ulteriormente l’anno successivo, con il singolo “Burqua di Gucci” dove la rapper appare con un burqua che le copre interamente il volto. Tale accessorio diventerà il tratto distintivo della cantante, che lo conserverà anche negli anni successivi. L’artista ha dichiarato di aver indossato la maschera per la prima volta quando uscì il singolo ”Milano, Sushi e coca” perché in quel momento non voleva associare la sua faccia a quello che era un inno generazionale, in seguito ha continuato ad indossarla perché fermamente convinta del fatto che cantare a volto coperto le permetta di parlare liberamente di qualsiasi cosa. Per questo motivo, a causa del suo totale anonimato, della sua vita privata non si sa praticamente nulla. Devo ammettere che questo aspetto è stato ciò che inizialmente mi ha fatto apprezzare questa cantante della quale sapevo ben poco. In un momento dove chiunque scrive il proprio nome a caratteri cubitali, dove i social sono pieni di foto di volti assetati di fama e successo, dove la riservatezza è vista come qualcosa di strano, in un mondo dove chiunque vuole emergere ho apprezzato la sua voglia di anteporre il messaggio alla personalità, al gossip e a tutto ciò al quale ci stiamo purtroppo abituando. 

Myss Keta

Un’altra cosa che ho apprezzato e che mi ha spinta a scrivere di Myss Keta è il suo progetto “le Ragazze di Porta Venezia”. Nel 2015 uscì un video in cui sei ragazze, capitanate dalla mascherata Myss Keta, sfilavano tra i bastioni di Porta Venezia cantando e portando il messaggio del “girl power”. Da allora sono cambiate diverse cose, ma il messaggio è rimasto lo stesso, semplicemente è più forte, più grande, condiviso da più persone. Le Ragazze di Porta Venezia sono diventate 40 e il nuovo video è il risultato di questi quattro anni e prende il nome di THE MANIFESTO. Le 40 ragazze hanno lo scopo di creare uno spazio libero da pregiudizi, luoghi comuni e inutili perbenismi. Poco importa se indossi un velo, gli occhiali o un boa verde. Poco importa se hai una gonna o dei pantaloni. O se hai i capelli rosa, azzurri o viola. Ciò che conta è il messaggio: essere se stessi significa liberarsi dalle gabbie che la società ci impone e le ragazze di porta Venezia ci mostrano quanto sia bello essere se stesse, essere libere. 

Le ragazze di Porta Venezia

Myss Keta descrive questo progetto con queste parole: “il messaggio è uno dei nuclei dell’universo di MYSS quindi le ragazze di Porta Venezia rappresentano il melting pot culturale di Porta Venezia, la queerness di Porta Venezia, rappresentano la libertà di fare quello che si vuole, rappresentano la possibilità di fare quello che si vuole.”. Al suo grido si sono unite altre artiste: La Pina, Roshelle, Victoria Cabello, Martina Dell’Ombra, Noemi, Paola Iezzi e Sofia Viscardi, Cristina Bugatty, Stephanie Glitter e molte altre. Un gruppo unito, eterogeneo che canta in un solo coro:

“Siamo le ragazze

Di Porta Venezia

Regine della strada

Tu portaci rispetto

Io non ho pazienza”. 

Questo progetto è la sintesi del lavoro di Myss Keta; quello vero, quello che solo chi decide di non soffermarsi all’apparenza riesce a cogliere. 

Forse dovremmo sentirci tutte delle ragazze di Porta Venezia.  

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